Capitolo 4

Faccia a faccia

Cosa troveremo nell’ultima stanza, l’ultima della serie che Joker ci fa percorrere passo a passo?

Dopo aver detto come Joker sia il portavoce del lato oscuro dell’American dream, l’antitesi di ogni storia di redenzione, il leader dei dannati, il punto d’arrivo (per ora) di un’ombra che si aggira tra le pieghe del cinema americano (e mondiale), per non dire dell’intera storia culturale dell’Occidente, che questo sinistro clown sia una personificazione del Demonio, non potrebbe essere più evidente.
Ma è proprio qui, proprio nel faccia-a-faccia finale con questo spirito maligno che alberga nel segreto, che le domande si aprono: chi è il Demonio? Che cosa, nella storia dell’umanità, può aprire la possibilità del male radicale? Non di un gesto malvagio, ma di una vita programmaticamente, sistematicamente, deliberatamente votata all’instaurazione di un mondo a immagine e somiglianza del Maligno?

Perché il proposito di Joker è esattamente questo. E il film di Todd Philips, nel tentativo di decifrare l’essenza del Male, offre a tutti l’occasione formidabile di impadronirsi di un segreto sotteso a tutta l’arte narrativa: come nel caso dei film di Woody Allen (vedi capitolo 4 della sua rubrica), ogni storia è due storie assieme. La prima racconta dell’obiettivo perseguito dal protagonista, la seconda della sua crescita (o non-crescita) interiore: è lì che sta il vero tema di una storia, il suo messaggio, la sua “morale della favola”. E a rendere tutto ancor più formidabile, concorre il fatto che, decifrando Joker, si ha in pugno una potenziale chiave d’accesso a tutta la storia del cinema.
Nel caso di Joker, si può senza dubbio parlare di non-crescita o, volendo, di una crescita a ritroso: il suo è sì un cammino verso uno stadio nuovo di autocoscienza, ma si tratta della scoperta del proprio potenziale devastatore.
Diversi film hanno provato a descrivere origine ed essenza di questo potenziale, ciascuno offrendo la propria tesi sull’identità del Male.

Il Batman (1989) di Tim Burton, più che un’analisi accurata, dà un significativo suggerimento: il bianco cadaverico e le labbra rosso sangue con cui Joker si tinge il (pur beffardo) volto, nonché il mesto (anche se arlecchinesco) viola del suo abito non sono altro che il pallore e la tenebra dei ritratti deformi e strazianti di Francis Bacon.

Strano ma vero, Joker si porta dietro perfino la storia dell’arte: del resto, il cinema, così come è parte di un unico mondo narrativo tanto quanto lo sono drammaturgia teatrale e romanzo, rientra a pieno titolo anche nella storia delle arti visive, pittura in primis (sono tanti i film che ne traggono ispirazione). Così come in Woody Allen (vedi sempre capitolo 4) ha potuto trovar casa la tragedia greca, così nel film di Tim Burton hanno trovato posto i soggetti sfigurati – decomposti, privi di identità, pure urla di dolore – di un pittore del Novecento. Al cuore della sistematica perfidia di Joker, ci sarebbe dunque un uomo che non sa più chi è, né sa più come segnalare al mondo la propria sofferenza. Sofferenza, in questo caso, originata da un corpo sfigurato dall’acido: un trauma fisico, che si porta appresso conseguenze psicologiche.
Le stesse tinte bianco-rosso-viola, le stesse allusive carcasse animali sullo sfondo, appaiono ne Il cavaliere oscuro (2008) di Christopher Nolan, dove l’analogia (tra le altre) coi dipinti di Bacon ritorna tale e quale.

Qui, Joker è un macabro filosofo che professa il caos quale essenza di tutte le cose, in polemica con le apparenze e l’ipocrisia del cosiddetto “mondo civile”. Ma a dire il vero, il suo amore per il caos, è un bluff: il Joker uscito dalla penna di Nolan è un eccelso stratega, il più grande pianificatore tra tutti. Perciò, a conti fatti, la sua auto-proclamazione ad agente del caos è una menzogna.

Il sospetto è che questo Joker non voglia obbligare l’umanità a riconoscere nel caos ciò che rimane una volta smantellati i fasulli sistemi civili da essa edificati, quanto piuttosto portare alle estreme conseguenze il vizio di fondo di quei sistemi, svelare al sistema la sua vera natura: un meccanismo vacuo. Più che il caos, questo Joker ama il non-senso: l’assenza di un fine, foss’anche il più meschino dei tornaconti (svaligia intere banche e poi dà fuoco, letteralmente, a montagne di banconote), è una rara e vertiginosa sfida da lui lanciata al principio stesso di realtà. Inutile chiedergli “perché” faccia quello che fa; lo stesso “perché” è un problema che non si pone.
Il Male, in questo caso, sembrerebbe l’assenza di ragione, l’assenza di verità: ma tanto Nolan si prodiga nel dettagliare il sistema di pensiero del suo Joker, quanto, volutamente, lascia l’origine di questo Oscuro Predicatore nell’ombra. Ogni volta, Joker fornisce una diversa versione della sua vita: mente in continuazione, anche su di sé, forse anche a sé. Il Male resta un profondo mistero.

L’ultimo Joker, quello che avremmo voluto vedere assieme a voi questo mese, vuole fare un passo ulteriore nello scioglimento di questo mistero, sondandone le radici nell’emarginazione sociale e nell’infermità mentale, oltre che in una certa concatenazione tra le due.

In ogni caso, il Male è e resta comunque un problema di atteggiamento verso la vita, un giudizio espresso sulla natura dell’esistenza. Ogni storia è, a suo modo, un paradigma della vita, capace di svelare la posizione che ciascuno di noi ha di fronte ad essa: a maggior ragione lo è quando fa i conti con personaggi come Joker. Il bello delle storie, e quindi di certi film, sta nell’offrire la possibilità di essere accompagnati a questi confronti un passo alla volta, senza bisogno di tirarsi indietro.
I cinecircoli come il nostro esistono per questo. Guardare Joker è utile non solo a valutare se le sue previsioni riguardo il mondo d’oggi sono fondate, ma anche a riflettere su come ciascuno di noi sta affrontando questo complicato tempo, sia esso o meno come quello dipinto nel film.
Per questo abbiamo continuato a lavorare e continueremo a farlo, quali che siano i mezzi a disposizione. Senza tirarsi indietro.

Rubrica a cura di Marco Maderna

<Leggi il capitolo precedente

3 Commenti

  1. Marco Maderna

    A proposito di “demoni”… l’autore si è accorto che alla celebre scalinata di “Rocky” (1976) citata nel capitolo 2, con cui è stata paragonata quella di “Joker”, è possibile accostare un’altra scalinata, che compare nel film “L’esorcista” (1973), altro titolo del decennio cinematografico cui “Joker” fa riferimento. Qui è possibile vederne un’immagine: https://en.wikipedia.org/wiki/Exorcist_steps

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  2. Anonimo

    Bellissimo scopo…un cine circolo che ci spinge a riflettere su come ognuno di noi affronta questo tempo complicato o meno che sia..

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  3. Raffaele Ch

    Questo ciclo su Joker è andato in crescendo, come un fuoco d’artificio. Molto interessante.

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